Blog Dottoressa Barbara Premoli

Nuovi legami affettivi dopo la separazione: rapporti tra genitori, figli e nuovi partners

Attualmente le famiglie “ricomposte” non rappresentano più un’eccezione. La condizione di far parte di una famiglia separata e di una famiglia ricostruita costituisce oggi una realtà per molti bambini e ragazzi. L’alta incidenza di separazioni familiari comporta inevitabilmente la formazione di nuove strutture familiari che nascono spesso in seguito a situazioni dolorose e che proprio per questo richiedono un’attenzione particolare. Nell’analisi del processo di “ricostruzione” di una famiglia, le risorse del nuovo nucleo e le criticità sono elementi fondamentali da prendere in considerazione.

La storia di una famiglia ricostituita sarà fortemente influenzata dal modo in cui è stata vissuta la separazione.

L’evento separativo si configura come una crisi del sistema familiare; la rottura del legame di coppia crea una situazione di tensione, disagio e sofferenza che deve essere affrontata. La possibilità di aprire un nuovo spazio generativo per una nuova relazione di coppia e quindi la disponibilità a costruire una nuova famiglia è legata alla qualità dell’elaborazione della perdita relativa alla separazione. La capacità di elaborare la perdita connessa alla separazione favorisce, quindi, la possibilità di un nuovo investimento sia dal punto di vista della coppia adulta, sia dal punto di vista della relazione adulto-bambino.

La separazione dei genitori comporta importanti cambiamenti sia per i bambini sia per i genitori con la necessità di nuovi adattamenti. I bambini si trovano nella condizione di vivere un diverso rapporto con il padre e la madre e devono imparare a comprendere emotivamente e cognitivamente le nuove situazioni in cui verranno a trovarsi: la convivenza con un solo genitore, la frequentazione saltuaria con l’altro e la conoscenza dei nuovi partners dei genitori.

La qualità della relazione con i nuovi partners è condizionata da molteplici variabili.

Le famiglie ricomposte hanno caratteristiche differenti da quelle tradizionali, sono molto più complesse perché costituite da un’intricata rete di relazioni e vissuti. Le tipiche dinamiche riscontrate nei figli all’interno delle famiglie ricostituite sono condizionate da:

· fantasie di riunificazione della famiglia originaria

· paura di perdere il legame con il genitore biologico con cui non si convive 

· conflitti di lealtà con l’uno o l’altro genitore.

I figli che entrano nella famiglia ricostituita si trovano in una condizione particolarmente delicata. In primo luogo, l’arrivo di un nuovo partner rappresenta per un figlio la fine della speranza, che non viene mai abbandonata, di rivedere insieme i suoi genitori, pertanto, la prima reazione è inevitabilmente di ostilità e repulsione. Alcuni bambini potrebbero avere paura di essere abbandonati dalla propria madre o dal proprio padre o di perdere il loro privilegio di “principino/a” di casa e vivono quindi il nuovo compagno o la nuova compagna del genitore come una minaccia, come un competitor affettivo che può privarlo delle attenzioni e della cura. Inoltre, la presenza di un nuovo partner accanto al proprio genitore potrebbe portare il bambino a pensare che mostrandosi affettuoso e accogliente possa tradire l’amore che lo lega all’altro genitore; si genera un vissuto di lealtà che potrebbe ostacolare la formazione di un legame del figlio con il nuovo compagno/a:se inizio a voler bene al compagno/a della mamma/del papà, tradisco i miei genitori’.

Sono molte le emozioni e i vissuti che possono emergere nei bambini e ragazzi.

Alcuni di loro potrebbero iniziare a dire bugie o comportarsi in modo ricattatorio verso uno dei due genitori alimentando il conflitto tra loro. Non è raro che i figli arrivino a simulare malesseri fisici per impedire al genitore di allontanarsi da lui. E’ necessario rispettare sempre i vissuti del bambino e procedere secondo i tempi dei figli senza forzare la nascita di un legame positivo con il nuovo partner. È indubbio che il rapporto con i figli deve iniziare solo quando c’è stabilità nella relazione affettiva, al fine di evitare ai bambini di legarsi a qualcuno che poi scompare. Nel caso in cui la relazione sia importante è bene parlarne ai figli e considerare che una reazione prevedibile da parte del minore può essere di gelosia e rifiuto.

Di grande rilievo è l’atteggiamento dell’altro genitore.

Se l’altro genitore accetta la presenza di un nuovo partner cercherà solo di assicurarsi che quest’ultimo sia una “brava persona” e si comporti adeguatamente con il figlio. In molte situazioni accade, invece, che l’arrivo di un nuovo compagno dell’ex partner venga percepito come un pericolo. Nasce il timore che oltre a deprivarlo definitivamente dell’ex compagno, possa alienargli l’affetto del figlio e dunque vengono attuate strategie difensive: si mette in cattiva luce il nuovo compagno, si incarica il minore di riferire tutto ciò che questi dice e fa oppure si cerca di imporre all’ex partner il divieto di frequentare il figlio insieme al nuovo compagno/a. Tutto ciò mette in difficoltà il bambino e il ragazzo, che si sentirà condizionato nel nuovo rapporto dal patto di fedeltà che gli ha imposto il genitore che soffre di gelosia: ”se stai bene con qualcun altro diverso da me mi tradisci ed io soffro”.

Accade sempre più spesso che, in sede di separazione, divorzio o interruzione di convivenza, i genitori chiedano ai rispettivi legali o al Tribunale di limitare il diritto di visita dell’altro alla sua sola presenza, affinché i figli non abbiano contatti con il nuovo partner dell’altro genitore. Tale richiesta ha, all’evidenza, una matrice di natura esclusivamente psico-emotiva e nasce dal senso di frustrazione, di impotenza, di paura al pensiero che una terza persona estranea possa inserirsi nella vita dei propri figli. Accettare la presenza di un nuovo partner è estremamente complicato, ancor più se ha rappresentato la causa della separazione; in ogni caso, anche se l’ingresso di un nuovo compagno avviene anni dopo, possono comunque crearsi gelosie e tensioni, con particolare riferimento alla relazione con i figli. Se non sussistono pregiudizi per i minori, non può essere accolta la richiesta del genitore volta a inibire i rapporti tra i figli e il nuovo partner dell’ex, ancor più se la relazione con lo stesso è ormai consolidata.

Secondo il principio della bigenitorialità, i figli, anche dopo la separazione, continuano ad avere due genitori con due vite diverse e hanno, pertanto, diritto di partecipare alla vita di entrambi nella sua interezza. Questo principio generale conferma che un partner stabile rientra certamente tra le persone con le quali i figli della precedente unione devono avere un rapporto significativo.

Ne consegue che, ove non sussistano situazioni gravi, è normale e fisiologico che i figli abbiano contatti e frequentino regolarmente i nuovi partner dei genitori. Il genitore separato ha diritto a coinvolgere il figlio nella sua nuova relazione sentimentale.

L’obiettivo a cui i genitori devono ambire è quello di ricreare un nuovo equilibrio familiare riportando una situazione di serenità e benessere sia per gli adulti sia per i minori favorendo lo stabilirsi di relazioni positive ed equilibrate. Tuttavia, può accadere che non sempre l’integrazione di membri appartenenti a due famiglie diverse funzioni al meglio. In questo caso potrebbe essere utile richiedere un supporto psicologico, in particolare se i figli mostrano delle reazioni di marcata ostilità verso il nuovo arrivato, se ciò può essere causa di forte stress per i due membri della nuova coppia, se uno dei due partner mette in atto comportanti discrepanti tra propri figli e quelli dell’altro e se l’ex partner induce nei figli un vissuto di lealtà. In questi casi cercare un aiuto professionale potrà servire nel migliorare la comunicazione e nello stabilire ruoli e confini fra i vari membri della famiglia, in modo da rendere l’atmosfera più serena per tutti.

Post scritto da Barbara Premoli
Esperta di disturbi d'ansia, depressione, traumi psicologici, problematiche sessuali, crisi di coppia.
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